Partita a scacchi con i missili

Turchia, Erdogan fa shopping bellico in Russia. Con questa operazione sta scatenando un "terremoto internazionale"

di Andrea Tomasi

Grandi acquisti estivi. Cose turche. La Turchia, Stato membro della Nato, acquista missili. Li acquista dal nemico numero uno dell’Alleanza Atlantica: la Russia di Vladimir Putin. Il presidente Erdogan ha fatto sapere di questa “operazione shopping” nel bel mezzo dello scontro diplomatico con gli Stati Uniti. Stiamo parlando di un sistema di protezione missilistica terra-aria con una gittata che arriva a 400 chilometri.

Il sistema missilistico S-400 andrà ad alimentare l’arsenale turco. La scelta è bellica e soprattutto politica.

Non è la prima volta che Ankara acquista armi dall’ex Unione Sovietica, violando il galateo istituzionale che lega il Paese agli Usa. Questa volta però tutto sta accadendo in una fase delicatissima.

Ricordiamo che la Turchia tiene in prigione il reverendo Andrew Burson, religioso americano, considerato co-responsabile del colpo di Stato lampo del luglio 2016. Il pastore evangelico, come scrive il Sole 24 Ore, è accusato di sedizione e legami con il leader religioso Fethullah Gülen, che vive in esilio proprio negli Usa e la cui estradizione, per un presunto coinvolgimento nel golpe mancato, è da sempre cercata da Ankara.

La vicenda del reverendo però è solo un tassello (una storia da dare in pasto al pubblico) di una questione che è molto più grande, anche economica. C’è una lotta di dazi in corso tra Donald Trump e Recep Tayyp Erdogan , che ha firmato un decreto per il rialzo dei dazi su alcuni prodotti Made in Usa: +120% sulle aUTO, + 140% sull’alcol, + 60% sul tabacco, come riferisce l’agenzia Anadolu. Dazi a cui si risponde con i dazi, in una lotta infinita

E ora la questione missili russi. Si parla di strategia militare e di dollari. Parte della consegna è prevista per l’anno prossimo.

Lo hanno confermato i vertici di Rosoboronexport, l’agenzia statale russa che si occupa di import-export nel campo della difesa: «Il contratto sta seguendo i termini prestabiliti, noi inizieremo a implementarlo nel 2019», ha detto all’agenzia di stampa Interfax.

Il sistema S-400 sul mercato degli armamenti ha un valore di 2,5 miliardi di dollari.

Lettera 43 fa sapere che il 26 giugno scorso, nonostante l’affare fosse già definito, l’assistente segretario di Stato per gli Affari europei ed eurasiatici, Wess Mitchell, ha minacciato: “Se la Turchia comprerà gli S-400 ci saranno conseguenze. Introdurremo nuove sanzioni”. Ma Ankara ha tirato dritto. Per il presidente Recep Tayyip Erdogan, tenere vivo il rapporto con la Russia significa affermare il ruolo della Turchia come potenza autonoma dalla Nato. Anche a costo di inimicarsi gli Stati Uniti”.

Ankara pare non voler scontentare nessuno, fatta eccezione per l’America di Trump. A fine 2017 Erdogan firmò un accordo che lo impegnava ad acquistare missili terra-aria dal consorzio italo-francese Eurosam.

Intervistato da Sputnik, l’esperto di questioni militari Mirko Molteni ha dichiarato che il protocollo Eurosam “non contraddice il contratto annunciato in settembre per l’acquisto degli S-400 russi. Si tratta di due sistemi complementari: il missile Eurosam ha un raggio d’azione fino ad un centinaio di chilometri di distanza, mentre il missile S-400 russo Triumph, a seconda delle versioni, può colpire bersagli volanti fino a distanze da 250 a 400 chilometri. Entrambi i sistemi possono essere utili e inquadrati nella difesa aerea turca assicurando in un caso una difesa a breve medio raggio, nel caso dei missili russi invece una difesa aerea a maggior distanza”.

E intanto va in fumo l’accordo per l’acquisto del sistema missilistico americano Patriot.

Ankara ha sparigliato le carte. Le azioni di Erdogan stanno producendo un terremoto politico, economico e militare-strategico. In termini di comunicazione Erdogan – lo stesso Erdogan che aspirava a far entrare il Paese nell’Ue e che serve all’Ue per tenere lontani i profughi siriani – la sta facendo da padrone, creando paura, mostrando i muscoli, facendo capire quanto peso la Turchia può avere dentro l’Alleanza Atlantica. E fuori.

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