di Alessandro De Pascale
Le Nazioni Unite rischiano di finire in bancarotta. Venerdì 17 ottobre, il segretario generale António Guterres ha presentato al Quinto Comitato dell’Assemblea Generale (l’organo che vigila su amministrazione e bilanci) la proposta di budget 2026. Il quadro emerso è allarmante. Guterres ha descritto una situazione di precarietà estrema, con arretrati in aumento, contributi ritardati o non versati e crediti da restituire che stanno prosciugando la liquidità, mettendo a rischio le principali operazioni sul campo. L’avvertimento è chiaro: senza un’inversione di rotta, nel 2027 si arriverà a una vera e propria “corsa verso la bancarotta” ha detto Guterres.
Già quest’anno i conti sono in rosso: deficit di 135 milioni di dollari e, a fine settembre, solo il 66,2% dei fondi annuali raccolti, in forte calo rispetto al 78,1% del 2024. Dei 193 Stati membri, solo 136 hanno saldato interamente le quote. Mancano all’appello contributi cruciali da Stati Uniti, Cina, Russia e Messico. La risposta è immediata: taglio del personale del 18,8% e sospensione di diversi programmi. Le Nazioni Unite assicurano che i tagli colpiranno soprattutto i dipartimenti amministrativi, cercando di salvaguardare i programmi destinati agli Stati membri, in particolare ai Paesi più fragili: quelli meno sviluppati, senza sbocco sul mare o insulari, e le iniziative per l’Africa. Non dovrebbero subire contraccolpi neppure le missioni di peacekeeping dei Caschi blu.
Ma la crisi è profonda e politica, non solo economica. L’Onu è sotto pressione da parte di molti dei suoi stessi membri. Emblematico il caso dell’Unrwa, l’agenzia per i rifugiati palestinesi: 32mila dipendenti (di cui 13mila nella Striscia di Gaza) per 5,6 milioni di persone assistite tra Territori occupati, Giordania, Libano e Siria. Lo scorso gennaio Israele ne ha vietato le attività, chiudendo la sede di Gerusalemme e accusandola, senza prove, di legami con Hamas. In risposta, 15 Paesi (tra cui Italia, Germania, Stati Uniti e Regno Unito) hanno sospeso i finanziamenti. Ma mercoledì la Corte internazionale di giustizia (Cig) ha ribaltato la narrazione: Israele, ha stabilito, non ha dimostrato le sue accuse e “ha l’obbligo di accettare e facilitare i programmi di soccorso delle Nazioni Unite, compresa l’Unrwa”.
Nella foto in copertina, il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres ©Alexandros Michailidis/Shutterstock.com






