La fuga dei Rohingya

Non si ferma la violenza nei confronti dei Rohingya del Myanmar.

La popolazione a maggioranza musulmana abita in particolare nello stato del Rakhine e dal 2012 è vittima di una grave ondata di violenza che ha provocato migliaia di morti.

Ad aggravare la situazione un attacco armato dell’ottobre del 2016 ai danni di un posto di blocco militare che è stato attribuito ai Rohingya e che ha scatenato la repressione da parte del resto della popolazione.

Ad oggi sono oltre 65mila le persone che sono state costrette a fuggire in Bangladesh e altri 120mila sono confinate in 67 campi profughi, veri e propri centri di violenza.

Ma non se la passa meglio chi è riuscito a raggiungere il Bangladesh. I Rohingya fuggiti dalle violenza sono infatti considerati come semplici migranti illegali e per questo restano privi di protezione internazionale

Intanto moltissimi Rohingya hanno raggiunto altri stati membri dell’OIC, l’Organizzazione della Cooperazione Islamica, come Malesia, Indonesia, ma anche Arabia Saudita e Pakistan. Questi paesi, però, non hanno in questi mesi nascosto la propria preoccupazione in merito alla gestione di un flusso maggiore di persone in cerca di aiuto.

In molti avevano sperato che la situazione della popolazione potesse migliorare con la vittoria del partito di Aung San Suu Kyi, premio Nobel per la pace e di fatto alla guida del paese da oltre un anno.

L’atteggiamento della leader però ricorda invece quello della giunta militare e del governo di transizione.

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