Un papa nero, asiatico, italiano?

Terminato ieri il funerale di Bergoglio, a maggio verrà eletto il nuovo pontefice. Tra i ‘papabili’ due africani, un asiatico e il segretario di Stato Parolin

‘Morto un papa, se ne fa un altro’, dice un proverbio popolare italiano. Sabato alle 13, l’argentino Jorge Mario Bergoglio diventato il 13 marzo 2013 papa Francesco (il 266º della Chiesa cattolica, nonché 8° sovrano dello Stato della Città del Vaticano), è stato tumulato a Roma, come da testamento, nella Basilica di Santa Maria Maggiore. Maggio sarà quindi il mese del Conclave. Quello dell’elezione della nuova guida mondiale della chiesa cattolica. La Cappella Sistina con la volta dipinta da Michelangelo, già dal 28 aprile sarà chiusa al pubblico per consentire ai cardinali incaricati la scelta del nuovo pontefice. Dei porporati votanti 135 su 108 (l’80%) sono stati nominati da papa Francesco e 66 di questi (il 61%) provengono da Asia, Africa, America Centrale e del Sud. La Chiesa cattolica sembra guardare al sud del mondo interessato da guerre e situazioni di crisi. L’Africa raccoglie il 20% dei cattolici dell’intero pianeta (in Europa sono il 20,4%) e il loro aumento dell’1,15% nel mondo nel biennio 2022-2023 viene registrato dal Vaticano soprattutto fuori dal Vecchio Continente: Africa (+3,31%), Americhe (+0,9%), Asia (+0,6%).

Se per l’elezione del nuovo papa ci si basasse sulla crescita numerica dei cattolici, il nuovo pontefice sarebbe quindi sicuramente africano. Gli ultimi risalgono al primo millennio dopo Cristo e già nel conclave del 2013 venne fatto il nome del ghanese Peter Turkson, a lungo arcivescovo di Cape Coast e uno dei pochi africani a ricoprire un posto di rilievo in Vaticano: dal 2009 presiede il Pontificio Consiglio per la Giustizia e la Pace. Un altro cardinale africano ritenuto ‘papabile’ è il cappuccino Fridolin Ambongo Besungu, ritenuto una delle più importanti figure del cattolicesimo in Africa. Arcivescovo di Kinshasa, capitale della Repubblica Democratica del Congo, è stato stato creato cardinale da Bergoglio, che dal 2020 l’ha nominato anche membro del Consiglio dei cardinali (il governo ristretto voluto dal pontefice). In seguito all’avanzata del movimento M23 nel paese, Ambongo ha sempre chiesto un cessate il fuoco il governo e l’avvio di un tavolo per le trattative tra le parti. Mentre in tema di diritti, parlando a nome delle conferenze episcopali dell’Africa ha criticato un decreto papale del 2023 per la benedizione delle coppie dello stesso sesso. Ancora più conservatore sarebbe invece il cardinale guineano Robert Sarah, nominato arcivescovo da Giovanni Paolo II e dal 20 febbraio 2021 in Vaticano come prefetto emerito della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti, noto per essere contro l’ideologia di genere, l’immigrazione incontrollata, il fondamentalismo islamico e il secolarismo occidentale. Su quest’ultimo punto ha paragonato le tendenze culturali liberali occidentali al comunismo e al nazismo.

Sarà difficile raccogliere l’eredità di un papa che si è costruito un’immagine progressista: secondo i detrattori più a parole che nei fatti. Dodici anni fa, alle inusuali dimissioni di Benedetto XVI, nella Chiesa scoppiava il caso Vatileaks sugli abusi sessuali e al nuovo papa eletto i cardinali davano il mandato di rifondare la Chiesa su una nuova base di rinascita cristiana, rilanciando la missione evangelizzatrice. Il bilancio non sembra essere positivo. Anche a livello economico: nel 2023 le entrate del Fondo Obolo di San Pietro (dove confluiscono le offerte dei fedeli) sono ammontate a 52 milioni di euro, a fronte di uscite pari a 109,4 milioni di euro (oltre il doppio). Di riforme in Vaticano se ne sono viste poche, a differenza degli appelli papali. Molti quelli per la pace e contro le varie guerre in corso nel mondo.

Un altro continente che vede il cattolicesimo in crescita e più volte meta dei pellegrinaggi del pontefice è l’Asia, più volte oggetto degli appelli e meta dei pellegrinaggi di papa Francesco. Nome ‘papabile’ è in questo caso quello del cardinale filippino Luis Antonio Tagle, un progressista nominato arcivescovo di Manila da papa Benedetto XVI e dal 2019 a Roma per volere di Bergoglio come capo del Dicastero per l’evangelizzazione della fede. Nel solco della continuità sarebbe infine l’elezione del cardinale Pietro Parolin, attuale segretario di Stato vaticano e quindi tra i principali collaboratori di Bergoglio, ritenuto esperto sia della diplomazia vaticana, sia delle dinamiche internazionali.

Nella foto in copertina, la basilica di San Pietro nella Città del Vaticano ©Robert Harding Video/Shutterstock.com

Red/adp

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