Italia: guerre, migranti e cooperazione. L’allarme dell’Aoi

L'Associazione delle Ong italiane chiede impegno e trasparenza nei finanziamenti delle missioni all'estero: rivedere i fondi stanziati per la Libia e rafforzare la presenza in Afghanistan sostenendo la società civile locale

“Ad una prima analisi del testo sulla proroga delle missioni internazionali, l’Associazione delle organizzazioni italiane di cooperazione e solidarietà internazionale (AOI) esprime profonda preoccupazione. La sensazione è che il Governo Italiano, qualsiasi sia la sua composizione, vada avanti perseguendo le solite direttrici strategiche, in alcuni casi anche aumentando il suo impegno e in altri casi senza tenere sufficientemente conto degli impatti che tali strategie hanno prodotto”. Lo scrive in una nota l’Associazione delle organizzazioni italiane di cooperazione e solidarietà internazionale che aggiunge come “Le nostre preoccupazioni maggiori si concentrano nel quadrante del Mediterraneo allargato dove le missioni navali, quelle in Libia e quelle del Sahel sembrano rispondere in buona parte a obiettivi di contenimento dei flussi, controllo delle frontiere e stabilizzazione”.

“C’è bisogno – scrivono – di un approccio nazionale ed europeo che abbia al centro la pace e la protezione capace di dare maggior risalto ai veri fattori di conflitto nella regione come la governance e l’amministrazione opaca della cosa pubblica, le disuguaglianze persistenti e la violazione dei diritti umani. Questo vale per i paesi del Sahel ma anche e soprattutto per la Libia”.

La nota aggiunge preoccupazione e chiede chiarezza anche sul dossier afgano: “Rispetto alle missioni umanitarie, a cui quest’anno sono stati dedicati 127 milioni, la nostra richiesta principale è che non vengano destinati interamente ad agenzie multilaterali ma che vengano coinvolte fin da subito le organizzazioni e le rappresentanze della società civile, con particolare attenzione al caso dell’Afghanistan, a cui sono stati dedicati 21 milioni, dove si sta vivendo una delicatissima fase di transizione. Il sistema di rapporti costruiti con le comunità locali e la loro conoscenza della realtà locale sono strategiche e da valorizzare”.

Sulla Libia si chiarisce che è chiaro come “la Guardia Costiera libica (GCL) stia perpetuando sistematici abusi e violazioni dei diritti umani,” e che l’Italia sta “continuando a perseguire le medesime politiche, finanziando sostanzialmente le medesime missioni, aumentando nel caso del supporto alla GCL anche di 500 mila euro i fondi a disposizione. Ripetiamo da anni – conclude il comunicato – che la Libia non è un luogo sicuro, che la soluzione individuata è inaccettabile e che quell’Accordo vada sospeso. Chiediamo inoltre che la missione legata al sostegno alla Guardia Costiera non venga rinnovata e siano cancellate le parti delle altre missioni che prevedono sostegno e collaborazione con la guardia costiera libica e la marina militare libica”.

(Red/Est)

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